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A S. ROCCO

CORONA DI FIORI

PER L'INAUGURAZIONE

DI UNA GUGLIA IN MORRA ERETTAGLI

 

PRECEDUTA DA TRE ALTRI COMPONIMENTI

ALL'AUGUSTO SOVRANO

 

I PRIMI DUE

che per l'oggetto largiva una Statua del Santo ai Morresi

e l'altro

A D. RAFFAELE DE PAOLA

DELL'OPERA PROMOTORE ED ESECUTORE

DI VINCENZO CERULLI

DA TORELLA IN P. U.

 

La quale Operetta và adorna di due Poesie di Pietro Lombardi,

di che all' Autore faceva dono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NAPOLI

PER LA TIPOGRAFIA DI G. RANUCCI

 

1853

          

                                               

                                               

                                   

AL LETTORE

 

Ti offro, caro lettore, questi pochi versi, dati alla luce non per la solita smania di coloro, che, iniziati nella patria letteratura, bramano dar pubblico saggio del loro ristretto sapere; ma perché, richiesto dall'ottimo D. Giovanni de Paola, non avrei potuto esimermi dai comandi di chi per vincolo d'indelebile amicizia in me tutto può. Illustrati d'altronde questi miei pochi componimenti dai due di Pietro Lombardi, del cui affetto sincero con alterigia mi vanto, spero, che mi si vogliano risparmiare le mende, che per la ristrettezza del tempo, ed oscurità del mio nome dar si potessero. Vivi felice.

 

Vincenzo Cerulli

 

           

           

 

PER LA SACRA MAESTÀ

DI

FERDINANDO II.

 

CANTO

 

...Tu, Signor, che più che vita, e Regno,

Hai la pietade, e il divin Culto a cuore,

Già l'alto impulso a secondar ti accingi.

Vin. da Filicaja

 

Nel corso della vita, in cui soltanto

La prepotente piena degli affetti

Ferve convulsa, mi fiancheggia il pianto,

Riconfermato dai paterni detti...

Oppresso, senza vita, a me pur morto,

Oh come anelo ritrovarmi al porto!

CChe se, o Fernando, il mio fragil naviglio,

Nell'onde incerto, fermerai Tu stesso,

Non temerò codarda ira, o periglio;

E, quel, che in pochi cenni appena ho espresso,

Io servirò col labbro, e con la mano

La dolce Patria mia, e il mio Sovrano.

Se in Dio, Signore, a ben del popol Tuo,

E Scettro, e Mente, e l'alto cor ponesti;

Se nel fermo desir del Culto Suo

Effigie trionfale a Rocco ergesti:

Salve! di Morra in nome io Ti saluto,

Accogli generoso il mio tributo.

Presso le rive del Sebezio Fiume

Partenope gentil folleggia e ride;

Fonte di voluttà, novello Nume

Del passeggier, che soffermossi, e vide;

Quivi le danze, l'idioma, e il canto 

 

 

      Non son turbati da funesto pianto.

Stende sul Forte la veggente manca,

che giganteggia la Città Reina;

Sul Colle ameno la sua destra stanca,

Che dicon monte, con amor s'inchina;

Posa il bel corpo in mezzo a Genii lieti,

Ed il capo gentile in grembo a Teti.

Quì tutto è bello! qui sereno è il Cielo!

E qui l'Eterno del sublime affetto

Stampò l'orma primiera! Un dolce velo

il cor circonda, e ingentilisce il petto!

Quivi, se rigogliosa alzasi un'alma,

il molle clima la carezza e calma!

Or Tu, Fernando, di Te stesso norma,

Che con braccio, e consiglio ergi e mantieni

Non compra gloria, che di Te s'informa,

Söavemente ne sorreggi e freni;

Sorpassi i Padri Tuoi più, che somigli,

E pensi, che sei Padre, e noi siam figli.

Sicuri all'Ombra Tua viviam di noi,

Nè ci turba la pace estranea gente;

Col guardo sol, confusi i falsi eroi,

Non con l'armi prostrar godi sovente.

Il forte irride ancor tal suolo, e sfida,

Se eterna la Tua imago in noi si assida.

Spesso fu preda dell'ingorde brame

Di barbare non conte orde feroci;

Che, d'inospiti monti, e fosche lame,

di varie lingue, di diverse voci,

Urtandosi, inondar...Napoli mia,

Risorgevi più bella all'agonia!

Parmi vederti ancor dubbia e sospesa,

Smunte le guance, maledir te stessa!

 

 

ANNOTAZIONE

 

(a) Nacque S. Rocco l'anno 1295 dell'Era cristiana da illustri Genitori, dal ricchissimo e nobilissimo D. Giovanni della Croce, e D. Libera, di condizione non inferiore alla sua, nella città di Montpellier, di loro pertinenza, una delle più rinomate della Francia Narbonese. Il Signore volle consolare in particolar modo i devoti D. Francesco, e D. Libera, col rendere fecondo lo sterile seno di questa non solo, ma con largir loro un fanciullo, che dai primordi di sua vita, nonchè imitava, ma di gran lunga li sorpassava nell'esercizio delle cristiane virtù, venendo naturalmente insignito al suo nascere d'una Croce rossa, impressa nella parte sinistra del petto, quale esempio perenne da imitare.

(b) In forza del qual sogno, ed ispirato ei stesso, tornava il Santo in Francia, nella propria terra di Montpellier.

(c) Riconosciuto il Santo dopo la sua morte, gli fu eretto da suo Zio un Tempio sul suolo, ove fu ritenuto prigione, e sul quale morì.

(d) Giovanni XXIII, Gregorio XII, e Benedetto VIII si disputavano il Papato, involvendo la Chiesa in una terribile scismatica anarchia; per cui fu convocato un Concilio a Costanza, Città d'Alemagna. Ma, presa questa da orrenda peste, era per sciogliersi detto Concilio, quando l'intercessione di S. Rocco liberò la Città e la Chiesa tutta.

(e) La peste del 1656, che disertava Napoli.        

 

 

Sfiorarsi il serto, e ripetuta offesa

Da man straniera, sul tuo viso impressa,

Al crine farti, e al manto disadorno,

Tal che per te s'impallidisce il giorno!

Di man passando ad altre mani, il seno

Aprivi al vincitor, misto col vinto.

La fiera gente senza legge e freno

Facea de' Padri nostri il Culto estinto;

E, mentre ti godeva l'uom perverso,

Tu lagrimavi pel destin avverso!

Oh quanti errori d'un pensier fallace,

Esca possente in pria, quindi rimorso!

Spesso si pugna, e pur si brama pace,

Mentre alla pace si rivolge il dorso.

Ahi! nel cieco furor gridasi: Amore...

Accorre il volgo senza scopo, e cuore!

Ma in questo d'ogni error secol demente

Ei vide, e tacque...poi si mosse alfine

Solo Colui, che più di tutti sente,

Fernando invitto! Nè giammai confine

la moltiplice fama in terra trova,

La sua Giustizia di se stessa è prova.

Non più s'erge dal suol, di sangue tinta,

Cruda discordia, sempre al bene avversa;

Nè da cieco livor, da rabbia spinta,

Squassa la face, più del mal perversa;

Per Lui (La Patria ad alto fin sortillo)

Spiega la pace il candido vessillo.

Innocente fanciulla, in se raccolta,

Conserva intatto il verginal pudore;

Nè donna, per dolor squallida e stolta,

Piange prostrata sul perduto onore...

Non più tra vorticosi e larghi giri

Dubbia la Possa del Regnar rimiri.           

 

 

Incomposti Regimi, anzi deforme

Caosse di volontà dei più potenti,

Spingono i cittadini a torme a torme

L'un contro l'altri armati... Ecco le genti

Feroci in vista, sol di guerra al suono,

Nè san perché, nè posson dire: Io sono!

Oh felice quel popol, che riposa

In santa pace, e cittadine cure!

In cui ciascuno ai cari figli, e sposa

Schiude sicuro dalle labbra pure

Il sorriso d'amor, ristoro al cuore

Nella valle del pianto, e del dolore!

Quivi il commercio, e si subliman l'arti;

Quivi all'ombra del Tron son tutti uguali;

Quivi per vera libertà , non parti,

Godon, ciascun del suo, lieti i mortali.

Se giusto è poi Chi regge e pace, e guerra,

Regno non è, ma Paradiso in terra.

Ora tu, Patria mia, vivi felice,

E fà, che in seno a te riposi, e muoja!

Io fò come colui, che piange, e dice,

Non per dolor, ma per amor, per gioja!

Infelice tu fosti, e bella ognora;

Grande or ti vedo, e ti vagheggio ancora!

Alfin non più nel lacerato senno

Orrida biscia col livor si annida!

Fernando invitto t'assicura appieno;

A Lui t'inchina, solo a Lui t'affida,

Che, più celeste, che mortal persona,

Di Se Stesso t'adorna e t'incorona.

Sire, se gloria è il vero, il bello, il buono,

Che imperan l'universo, al raggio intento;

Se, del divino Rocco al dolce suono,

Su la gloria fondasti un monumento:                

Ver te fian volti i passi miei, l'affetto,

E, t'intrecciando il crin, liete mie voci.

Invita al pentimento, o Patria, i rei,

E a te ritornerò...Di puro ammanto

Fà che Rocco ti adorni, e grande sei,

Sei degna allor d'invidia, e non compianto!

Ricoderò dei Senitori miei

Per me i preghi ferventi, e i voti al Santo;

Benchè con speme, e amor tutto perdei,

Ricorderò, che a lor donai mio pianto!

O cara Madre, a che rammenti il giorno,

Spenta per me del cuore l'armonia,

Ch'io te lasciava col vagare intorno?

Oh tu, cui il suono d'Anna e di Maria,

Più, che il nome, il tuo core ha reso adorno;

Fà, che Rocco mi avvivi, o Madre mia!

 

FINE   

 

SONETTI

 

I.°

 

Per te, o Rocco, sfuggito al drago orrendo,

Con fè mi assido al mistico Convito:

Il canto cessa, ma la man ti stendo;

Per te mi prostro al dolce Culto avito.

Raccolgo i vanni, dall'altezza scendo,

A cui santo desir mi spinse ardito;

O Rocco, di cantar non oltra imprendo,

Stile te laudi più del mio forbito.

Fra i nembi umani luminosa brilla

La tua virtù, quale, se guizzi il lampo,

Riconcentrata luce arde e sfavilla.

O Voi, che, al ben dello intelletto inciampo,

Questa fragil vestite arida argilla,

Alla gloria v'invito...aperto è il campo!

 

II.°

 

Il campo è aperto! Con i figli suoi

Nel sorriso d'amor la tua sorella

Morra te guarda, e quì provar ti puoi,

Scissa da vane gare, o mia Torella!

Ov'è la gloria tua? 've i vanti tuoi?

Donna ti credi, e sei povera ancella!

Ferace un tempo, germe tu d'Eroi.

Grande tu fosti, ed or non sei più quella!

Non disperar però; que' pochi figli,

Che puro amor per te nutrono in petto,

Ti serviran di guida, e di consigli.

Che se, qual fosti, tornerai, veloci

                   Premio T'è l'opra stessa, e i nostri cuori

Più, che i trofei non siano, archi, ed allori.

Morra, giuliva a piè del Seggio Augusto,

Salve, Ti dice con sincero affetto,

Salve, sol Dio Ti guardi, o Tu che giusto

Siedi Sovran d'ogni devoto petto,

O Pio Fernando, di gran Cuore e Mente,

Tu Grande, Tu Magnanimo, Clemente.

 

Per l'Obelisco, eretto a S. Rocco in Morra, per cui la Sovrana Munificenza del Regnante Monarca magnanimamente una Statua ai Morresi donava nel 1852.

 

CANTO

 

Non v'è lode, che il vero onor pareggi,

Quando chi regna è di regnar capace;

Quando chi regna, nel dettar le leggi,

Altro non vuol, che Religione e pace.

Or, tu Cerulli, che tra i giusti Reggi

Un sol cantasti degno e più verace,

Ascolta, ascolta come più si scopre

Di Fernando la fama, e le grandi opre.

Scorri dovunque quest'amena terra,

Ove l'arte al piacer più vanto accoglie;

Ove un incanto ai passi tuoi disserra

Le meraviglie dell'eteree soglie;

Ove Natura come Ninfa abberra

Pura e ridente tra non compre spoglie;

E in questo così nobile cratere

Ecco qual cosa vede il mio pensiere

Monumenti di gloria, se negletti,

Ed obliati in mezzo al tempo edace

Vi scorga il savio, a cui di dolci affetti

Palpita il cor, ch'è d'ammirar capace,

Posa la mente in voi, e i labbri schietti,

Rammenta i fasti con ardir sagace

Di Quei, che più de' secoli possente

Per voi svelò l'altezza di Sua Mente.

Non per Eröe, che, tra l'armi forte,

I lauri ottenne, di sudor bagnati;

Non per Eröe, che, le luci assorte                    

Chi si serba a Dio fedel.

Non v'è fede, scarca l'alma

Del desir, che in Dio si chiude;

Fuor di Dio non v'è virtude,

Noi siam fiori in grembo al gel.

Fuor di Dio non èvvi calma,

Non v'è fede senza amore:

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel.

Rocco è l'égida di pace,

Perchè regge i nostri passi;

Ei tra rupi, bronchi, e sassi

Ci apre il calle del Vangel;

Ci apre il calle più verace

Contro il nostro insidiatore:

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel;

Perchè, memore di lui,

Morra il nome suo festeggia,

Che dovunque intorno echeggia,

Come l'eco d'un ruscel,

O qual suon d'un'arpa, a cui

Fia perenne un tant'onore:

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel.

Puro arcano è il grido, il voto

D'una gente ebbrifestante,

Che prostesa all'Ara innante,

Scioglie il labbro, e anela il Ciel...

A tal'atto sì devoto

Nulla niega il Creatore:

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel.

                                                  Pietro Lombardi

 

SU LA FESTIVITÀ

DI S. ROCCO

 

Celebrata in Morra ai 16 d'Agosto 1853

 

CANZONA

 

Per la fede Iddio ci spande

Grazie in mezzo ai nostri mali:

V'è de' miseri mortali

Chi fà degno il priego in Ciel.

Ogni Santo è per noi grande,

Ogni Santo è Protettore;

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel.

Rocco il Santo noi difende

D'ogni morbo, che ci preme;

Chi ripone in lui la speme

Sprezza i gorghi dell'avel.

Egli è salvo, in Cielo ascende,

Egli è salvo, o vive o muore;

Per San Rocco avrà favore

Chi si serba a Dio fedel.

Oh qual gloria, oh qual portento

Per colui, che ai Santi fida!

Dessi lume, aita e guida

Son dell'uomo senza fiel.

Tutto ottenne chi contento

Verso il ben dirigge il core;

Per San Rocco avrà favore                    

Verso la scienza, illuminò gli Stati;

Ma per Eröe, con dubbia sorte

Spinse a meta superna infra gli Alati,

Erse Fernando un Simulacro eterno,

Ad onta della morte e dell'inferno.

Morte, che ognor del tempo fai ruina,

D'un Simulacro cedi alla possanza.

E tu bolgia feral destra rapina,

Invan contro di lui movi baldanza;

Desso è sacro a quel Rocco, a cui t'inchina,

Poiché col suo valor a te ancor sorvanza;

Se un'invisibil braccio stà per noi,

Per difender quaggiuso i figli suoi.

Or di Fernando l'incorrotta brama,

che sol di Dio fiammante a noi si mostra,

Non v'ha chi non rispetta, non proclama,

Tanta luce l'investe; e sì l'innostra,

Che Padre il popol Suo dovunque il chiama

Per la pietà, che verso noi dimostra,

Oh qual Padre! esso grida in sua ragione,

È Padre ver chi è figlio a Religione.

E, figlio a Religion, Fernando esulta,

Se ad ogni Santo Ei sacra un monumento.

Parlan di Dio gli Altari, e più và culta

E Morra, e il suol, che fia per ciò contento;

Dove per Rocco il Santo sorge sculta

Eccelsa Statua in singolar portento,

che ne ricorda la virtù, l'esempio,

Ai giusti sprone, e di terrore all'empio.

Innumeri prodigi in ampie carte

Vide, e vergò tal popolo fidente.

Or l'orfana gemente, e in chiome sparte,

Or ne ottenne favor anco il morente.

 

 

Tu Rocco il dispensiere a parte a parte

Del mistico tesor del Dio vivente.

Chiunque a lui si volge, e quanto spiega,

Purché sia giusto, il Ciel per lui non niega.

Mira i tributi di più grato affetto,

Offerti in ogni tempo, e in ogni etate,

Che pendon come segni al Santo in petto

Segni non dubbi di quell'alme grate,

Che vinsero del mal l'orrido aspetto,

Che, pregando, fur degne di pietate.

Deh! al Tempio corra ognun ne' tristi affanni,

Chè Rocco sà calmar tutti i malanni.

Statua famosa, tu del Santo sveli

L'alto potere, e di Fernando il vanto;

Tu l'Uno eterni dalla terra ai Cieli,

Tu l'altri cingi d'un etereo ammanto;

Tu Rocco ingemmi, e di Fernando veli

Le sacre Tempia, ed onorate tanto,

C'Ei qual Veggente nuovo in Israele,

Regna da grande, perché a Dio fedele.

 

                                   Pietro Lombardi

 

CORO DI VERGINELLE E FANCIULLI

 

Salve, o Rocco! nel tumido mare,

Della vita fra gli orridi flutti,

Deh! non far, che sommersi e distrutti

Sian l'Amore, la Speme, e la Fè

Salve, o Rocco! sul Trono di Dio

Per noi porgi più calda preghiera,

Quella stessa fervente sincera,

Che tra gl'inni sciogliamo per te.   

 

Soccorre l'orfano,

La madre afflitta;

Prega il Signor...

La derelitta

Solleva il cor,

Riposa il fianco.

 

CORO DI VERGINELLE

 

Ecco il voto, che t'offriamo,

Santo Rocco Protettore,

Rendi puro il nostro core

Per la tua verginità.

Per te, segno del dolore,

Questa vita noi soffriamo;

L'orme tue seguir vogliamo,

Dei tuoi figli abbî pietà.

 

 

III.°

 

Ma su la cenere,

Fra le catene,

Langue il fortissimo

Fra stenti e pene!

Iddio fra gli Angioli

Nel rio dolore

Chiamollo a se.

A noi l'Amore,

La viva Fè,

Lascia la speme.

 

A D. RAFFAELE DE PAULA

 

SONETTO

 

I marmi, i Bronzi, i Simulacri, e gli Archi,

Un Tempio, un Ara, un Tumolo gemente,

Temuti, e di votive offerte carchi,

Segni pur sono di pietosa gente.

 

O De Paula mïo, e tu pur varchi

Del tempo la caligine inclemente,

Comunque siano tuoi desiri parchi,

Se piramide a Rocco ergesti ardente.

 

Or tu, Morra felice, in lui rimira

Chi per te scioglie un sospirato voto,

Per santa caritade umile e pio.

 

La vera gloria in questo sol s'aggira,

Di triplice pensier Culto devoto,

Sovrano, Amor di Patria, il tutto in Dio.    

 

 

A SAN ROCCO CORONA DI FIORI

 

(a) La Nascita del Santo

 

CARME

 

In auliche soglie, sotto archi dorati,

Fra mille doppieri, di gemme fregiati,

L'atteso nell'ansia di speme, d'amor,

Fra il riso degli Angioli nasceva il dolor.

Ei mostra sul petto la Croce scolpita,

Emblema solenne d'un'umile vita!

Ei prega pel debole nel primo suo dì,

E il priego dell'umile l'Eterno compì.

Solinga silente quell'anima pia

L'affetto suo primo consacra a Maria.

Qual fiore ancor tenero, che d'uopo d'umor,

Da questa gran Madre sol chiese favor.

E, in estasi assorto, già un raggio lo schiara,

Che a meta non dubbia lo spinge e prepara,

Se dorme, se destasi, se l'odi vagir,

il bimbo s'inebria nel bel dell'Empir.

Già sorge l'Aurora, che il Santo saluta;

Eï nacque, e il creato l'onor gli tributa,

L'onore del gaudio, che il Giusto mertò!..

O Rocco, tua gloria già il Mondo esaltò.

O eletta Narbona, che il Santo accogliesti

Tra plausi, tra gioje, tra serto contesti

Per Rocco sei splendida, famosa Città,

Per Rocco ti venera per sempre l'età.

 

LA PREGHIERA

 

ARMONIA

 

I.°

 

Pallido pallido

Da pellegrino

Vaga per gli eremi

Sera e mattino

Chi le blandizie

Del suol natio

Lieto lasciò;

Chi tutto a Dio

Si dedicò,

Rocco divino.

 

CORO DI FANCIULLI

 

Salve, o Rocco; stendi a noi

Quella man, che ci consola;

Sol ci sproni la parola

Della santa tu virtù.

Per la via deserta e sola,

Ripetendo i pregi tuoi,

Dell'inferno, e i lacci suoi

Noi sprezziam da schiavitù.

 

II°

 

Infaticabile,

Non posa il Franco;

Per le vigilie

Non è mai stanco!

Formi il voto del pensiero,

Formi il gaudio d'ogni cor

Questo è il Culto del Signor

Deh pregate! e il priego sia

Certa guida ai passi stanchi;

Nel cammino ci rinfranchi

E del tacito pentir,

E del celere ubbidir.

Quale usbergo è Rocco a noi,

Tale al Giusto è Iddio...Lo sento!

Or per lui del pentimento,

All'affetto aperto il sen,

L'arduo calle calcherem.

Salve, o Rocco! le catene

Son dell'oste al suolo infrante;

Stà la terra alle tue piante;

E, pel Culto dell'amor,

Spenta è l'ira del Signor!

 

GLI ALBÒRI DI SUA VITA

 

ODE

 

Cadente il crin su gli omeri,

Bella ridente e vaga

Una donzella svelasi,

Che in ogni cor s'indraga;

Mentre tra fiori e grazie

Schiude ai mortali il sen:

E, armonizzando l'aure

A più soave canto,

Rende lo spirto immemore

In questo suol del pianto;

Ecco, ella dice, godami

Chi nacque pel piacer:

Son'io la terra, o timida

Mia prole, a che ristai?

Breve la vita e labile,

Piena di stenti e guai!

O Rocco, le delizie

Vieni a goder con me.

Egli si tace...Fremita

Al lusinghiero invito,

Indi qual mar, che avvallasi,

Finchè non giunga il lito,

Fugge la terra; e involasi

Rocco, maggior di sè,

Su l'inaccesso spazio

D'un'ospital dirupo,

Che chiude come lapide      

Un'antro nero e cupo,

Ove sol l'eco rompesi

Del turbo e d'aquilon:

Quivi s'inoltra, ed, arbitro

Fra il tempo e la preghiera,

Rocco nel Nume indiasi,

Sol nell'Eterno spera,

In cui de' beni il cumulo

Mancar per lui non può.            

Covre il viso, qual pavida stella

Fra le nubi nasconde il fulgor! (e)

Rocco accorre, d'amore ripieno...

Ed il morbo qual lampo è sparito!

Siagli Culto perenne largito,

Vero è il Culto, che nasce dal cor.

Salve, o Rocco! già fumano l'are

Di purissimi aromi, e d'incenso;

A te veggio la terra inchinare,

Atteggiata ad ossequio, ed amor.

Se dell'uomo col debole senso

Dell'Eterno segnavami il dito,

Pur non vedi d'aspetto mentito

Questo Culto, che t'offre il mio cor.

 

II°

 

Gemebonda la natura

Ferma il corso, e piega a sera!

Piange, freme, si dispera;

E la morte in suo furor

Segue i cenni del Signor!

Ma la prece degli afflitti,

Come calice di pianto,

Offre a Dio con fede il Santo,

E c'impetra la pietà,

Che su noi spargendo và.

Deh pregate! in ogni suolo,

Sacra a Rocco, un'Ara sorge;

Sospirato, a tutti porge

La virtù, che nutre in se,

Il contento della Fè.

Deh pregate! Or chi sul morbo

Speciale ha sommo impero 

Ed abbassi la fronte all'orgoglio;

Se quai figli ci guardi, e ricevi,

Rasciugando all'oppresso il sudor:

Riverente mi prostro al tuo Soglio,

Che Iddio pose nel vago infinito...

Non vi è Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto che nasce dal cor.

Ne' prodigi Ministro possente

Sei di Quegli, che disse: Si faccia,

E te stesso vestiva repente

Di pensiere, sostanza, ed amor.

Lui seguiamo per l'umile traccia,

La rischiara del Santo l'invito!

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto che nasce dal cor.

Sacro un Culto al tuo nome celeste

Sovra i vanni dell'eco s'innalza,

Chè sottraggi dall'orrida peste

Chi te chiama nell'acro dolor.

Al tuo nome nel petto mi balza

Questo core, nel fango avvilito!

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto che nasce dal cor.

Quando i Tre (d) si assidevan di Piero

Sovra il Soglio sfregiato impotente,

E lo scisma, coverto di nero,

Sorrideva fra il sangue, e terror;

Dalla muta Costanza dolente

Non fu il Culto del Santo tradito!

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto che nasce dal cor.

Oh! la cara mia Napoli bella,

con il crine fluttuante sul seno,

 

PELLEGRINAGGIO DEL SANTO

 

CANTO POPOLARE

 

Tu, terrore dell'inferno,

Salve, o Rocco, Eroe celeste,

Perchè il vero dell'Eterno

Del suo lume ti riveste.

Il tuo nome intorno suona

Per le ville e le foreste;

Dio sostegno a noi ti dona,

Per ristoro all'alme meste.

Con la faccia al sen pentito,

Stà la terra afflitta e prona!

Ripetendo il labbro ardito

Per te, o Rocco, una canzona.

Come in pegno Iddio ci diede

Te, strappato al tetto avito,

D'un mantello rivestito,

Col cordone, e nudo il piede.

Come sole in Oriente,

Che al mattin raggiante incede,

Tu risplendi fra la gente,

Mentre ognun t'invoca e chiede.

Te mirando il Cielo infetto

Della terra Acquapendente,

Muto e squallido all'aspetto,

Si restringe riverente.

Dalla lugubre catena

Della peste è il Tosco astretto

Sàllo Roma, e pur Cesena,

che ospital ti diero un tetto.

Ma di gigli e di viole,          

Dal tuo piè se tocca appena,

Ogni terra ornar si suole,

Col mutar nel ben la pena.

Oh di Rimini la bella,

che pel morbo non si duole!...

In Piacenza una donzella

Rocco esalta, onore, e cole!

Non v'ha grado, non v'ha sesso,

Che non segua uguale stella;

Ove appari, un cenno espresso,

Freni l'onde e la procella.

Tu col Segno della Croce

Dài ristoro all'uomo oppresso;

Solo al suon della tua voce

Fai, che il mal svanisca anch'esso.

Giusto Cielo! a lui che infranto

Ebbe un mal cotanto atroce,

A lui stesso or ferve intanto

Muto, rabido, veloce!

Egli è forte, in Dio sicuro,

Che lo irradia, e siede accanto;

Diggià legge nel futuro

Quale è il premio al giusto pianto.

Salve, o Rocco, schiuso è il Cielo,

Che ti porge il manto puro!

Tu risani...e il core anelo

Siegue il calle del tuo giuro.

La bisaccia, ed il cordone

Or riprendi con più zelo;

E, pugnando in duro agone,

Fosti gloria del Vangelo.                 

 

CULTO ALLO STESSO

 

INNI

 

I.°

 

Furo i ferri da un'Angiolo infranti,

Divo Spirto...S'innalza solenne

Una prece, ch'è l'inno de' Santi,

Dolce un voto, un sospiro d'amor!

Sia per Rocco tal Culto perenne,

Non per vano, per fragile rito;

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto, che nasce dal cor.

Ove il Giusto giaceva negletto,

Invocando pur l'ora fatale,

Su l'orrore di un misero tetto

Sorge un Tempio (c) d'eccelso candor.

Oh! la gente...è prostrata sul frale

Di quel Grande, che il Cielo ha rapito!

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto, che nasce dal cor.

Per la ferma preghiera del Pio

Ravviva l'afflitta natura,

Sovra il Creato la mano di Dio

Resta immota, placato il furor.

Torna, o Rocco, se un'anima pura,

O t'invoca gemente un pentito:

Non vi ha Culto d'aspetto mentito,

Vero è il Culto, che nasce dal cor.

Oh! pietoso, se il debol sollevi,      

Ed in dolcissimo

Suono d'amore

Disse: Il Signore

Mi manda a te.

In pria, che, o Santo

Disciogli l'anima,

Proteggi il pianto

Da questo dì:

Chiedi pel simile

Grazie all'Eterno,

Mentre l'inferno

S'impallidì...

Ecco si veste

Suo crin di gloria!

Ei della peste

Fia Protettor...

E, con etereo

Riso d'amore

Volto al Signore,

Palpita, e muor!                   

 

SOGNO DI GOTTARDO

 

SONETTO

 

Dalle soglie del Grande all'umil tetto

Rapido scorre l'Angiolo di morte,

Che, fulminando nel divino aspetto,

Tutte in Piacenza penetrò le porte!

 

Quivi è pianto, e terror! di tabe infetto,

L'inaridito suol le piante smorte

Distrugge, atterra; e la pentita sorte

Si batte per dolor le guance e il petto!

 

Gottardo, scosso in un letal sopore

Da un'aleggiante sogno, il manifesta

A Rocco che pregava in atto pio:

 

Che il mal spariva, e Iddio volealo fuore; (b)

Fra speranza, ed amor china la testa...

Deh non plorar! vi rivredete in Dio.

          

MORTE DEL SANTO RITORNATO IN FRANCIA

 

ELEGIA

 

O Pellegrino

Da boschi orribili

Volgi il cammino

Al patrio suol.

Sparì quel roseo

Color del viso;

Mutossi il riso

In lungo duol!

Il pan non hai,

Non hai ricovero;

Chiedendo vai

La carità;

E, tutto lacero,

A l'onte avvezzo,

Muovi a ribrezzo

Più, che a pietà!

Sotto mentita

Veste vilissima

In terra avita

Di Montpellier

Te vide, e subito

Un disumano

Stende la mano

Al tuo tacer.

Di te il digiuno

Tolse l'immagine;

Ti chiama ognuno

                  Un traditor.

Tutti ti credono

Dell'oste spia,

E tu a Maria

Rivolgi il cor.

Lieve è la pena

Di tua miseria?..

Una catena

Ti cinge il piè!

Quel, che sensibile

Il cor ti ha punto,

Un tuo congiunto

Il cenno diè.

Nato al comando,

Sostenne placida

L'atto nefando

La tua virtù;

E sotto patrie

Superbe torri

Lieto tu corri

A schiavitù!

Ma intorno intorno

Luce purissima

Rallegra il giorno

Col suo fulgòr;

Ed all'insolito

Raggio fulgente

Soffre la gente

Tardo un dolor!

Ecco, su l'ali

Librato, un Angiolo

Distrugge i mali,

Ti scinse il piè;

 

 

PER GENTILE CONCESSIONE DI

DON RAFFAELE MASI

RISTAMPATO DA GERARDO DI PIETRO

MORRA DE SANCTIS 12 OTTOBRE 1995